Biografia

Cesare Lombroso nacque a Verona il 6 novembre 1835. È stato psichiatra, antropologo e medico-legale della seconda metà dell’Ottocento. Si iscrisse nel 1853 alla Facoltà di Medicina dell'Università di Pavia proseguendo gli studi a Padova e a Vienna, trascorrendo anni di intensa attività intellettuale, durante i quali, pur eccellendo negli studi, coltivò una notevole varietà di interessi: pubblicò articoli su questioni letterarie, storiche e naturalistiche, tra i quali il suo primo approccio ai temi psichiatrici. Si laureò in medicina a Pavia il 13 marzo 1858 con una tesi sul cretinismo e il 21 maggio dello stesso anno si arruolò nel Corpo Sanitario Militare dell’esercito. Fu inviato per alcuni mesi in Calabria al servizio del Battaglione del regio esercito nella campagna contro il brigantaggio, dove compì importanti osservazioni di ordine antropologico ed etnologico sulla popolazione. Nell'aprile 1863 poté riprendere contatto con gli ambienti universitari presso l’ospedale divisionale di Pavia dove fu trasferito. Nel 1867 svolse l'insegnamento di Antropologia e fu nominato professore straordinario di Psichiatria e Clinica delle malattie mentali. L’impegno scientifico di Lombroso mostrò sin dall’inizio un’impronta nettamente organicista. Dal 1868 accentrò i suoi studi sulla pellagra, una malattia cronica caratterizzata da manifestazioni cutanee scatenate dall’esposizione alla luce, da gravi disturbi gastro-enterici e marcate alterazioni neuropsichiche. All’Università di Pavia ebbero inizio i suoi rapporti di amicizia personale e di collaborazione scientifica con Paolo Mantegazza (1831-1910) e con altri esponenti dell'ambiente universitario. Nel 1871, vincitore di concorso, assunse la direzione del manicomio provinciale San Benedetto di Pesaro, e nei pochi mesi in cui vi lavorò condusse un lavoro di ricerca sugli alienati e sui criminali che in gran numero poté esaminare nelle carceri. Superato il relativo concorso nel 1875, nel novembre dell'anno successivo si trasferì nell'Università di Torino come professore ordinario di Medicina legale, dove, affrontando le difficoltà di adattamento in una sede poveramente attrezzata, sistemò gli strumenti scientifici e la raccolta museale nei due locali messigli a disposizione dal Consorzio universitario per il "Laboratorio di Medicina legale e di Psichiatria sperimentale". Nel 1885, a Roma, fu tra gli organizzatori del primo Congresso di antropologia criminale e quattro anni più tardi partecipò, a Parigi, al I Congresso internazionale di psicologia fisiologica. Nel 1890 succedette a Enrico Morselli nella cattedra di Clinica delle malattie nervose e mentali e nel 1896 divenne professore ordinario di Psichiatria, incarico che mantenne sino alla morte. Antropologia, psichiatria e medicina legale, le tre discipline così intimamente legate e convergenti sullo studio psicofisico dell'uomo sano e dell'anormale e su quello dei loro rapporti con l'ambiente e la società, costituirono il grande campo di indagini di Lombroso. Convinto della natura sostanzialmente patologica del delinquente nato, della possibilità di spiegarne la degenerazione morale con le sue anomalie fisiche, e sostenitore dei principi di irresponsabilità, egli fu di fatto il fondatore dell'antropologia criminale: dopo avere ricercato per lunghi anni in alienati e criminali l'esistenza di particolari anomalie somatiche, credette di averne individuata un'importante varietà in una fossetta di alcuni centimetri presente alla base del cranio in luogo della normale cresta occipitale, rinvenuta nel 1870 all'esame autoptico del brigante calabrese Villella. Comunicò questa prima osservazione ed estese i suoi esami ad altri 181 casi, costruendo la sua teoria dell'anomalia cranica del criminale, varietà infelice di uomo più patologica di quella dell'alienato. Illustrò la sua concezione sulla correlazione tra stigmate somatiche e deformità mentali in riferimento a precisi fattori (atavismo, degenerazione, epilettoidismo) in L'uomo delinquente in rapporto all'antropologia, alla medicina legale ed alle discipline carcerarie: l'opera, diretta anche a magistrati e giuristi, subito nota e giudicata innovatrice malgrado le inevitabili polemiche suscitate dalla complessità delle idee che vi erano esposte, fu pubblicata in successive edizioni italiane e in una francese fino a quella definitiva, in 4 volumi, L'uomo delinquente studiato in rapporto all'antropologia, alla giurisprudenza, alle discipline carcerarie ed alla psichiatria. Impegnato anche nel campo politico e sociale, nel 1893 aderì al Partito socialista, di cui dal 1902 al 1905 fu consigliere comunale a Torino. Morì a Torino nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 1909.

(Giorgia Morgese)

  • Riferimenti principali

  • Armocida, Lombroso Cesare. Dizionario biografico degli italiani.

  • Baima Bollone, P.L., (1992) Cesare Lombroso. Ovvero il principio dell’irresponsabilità. Torino: Società editrice internazionale.

  • Bulferetti, L., (1975) Cesare Lombroso. Torino: Utet

  • Gibson, M. (2008) Nati per il crimine.Cesare Lombroso e le origini della criminologia biologica. Milano: Mondatori Bruno.

  • Montaldo, S., (2011) Cesare Lombroso. Gli scienziati e la nuova Italia. Bologna: Il Mulino.

  • Villa, R. (1985). Il deviante e i suoi segni: Lombroso e la nascita dell'antropologia criminale. Milano: F. Angeli.

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    Opere di Cesare Lombroso

  • Lombroso, C. (1896). L'uomo delinquente. Torino: Bocca. Vol.I-II
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  • Lombroso, C., Ferri, E., Garolfalo, R., Fioretti, G. (1866). Polemica in difesa della scuola criminale positiva. Bologna: Zanichelli.
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